PAUL HELLYER ALL’UNIVERSITÀ DI TORONTO: «È COMINCIATO TUTTO NEL 1947…» Aprile 11, 2008
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Bush contro gli Ufo: dalla base Luna una guerra segreta
Un ex ministro canadese rivela: «Gli Usa stanno preparando la difesa intergalattica
26/11/2005
di Maurizio Molinari
NEW YORK. Gli Ufo volano da oltre mezzo secolo in totale libertà sui cieli del nostro pianeta, il governo degli Stati Uniti sviluppa armi segrete per fronteggiare possibili attacchi provenienti dal cosmo, da un giorno all’altro potrebbe scoppiare una guerra intergalattica e il vero motivo per cui è stato ordinato alla Nasa di realizzare una base sulla Luna entro il 2020 è la volontà della Casa Bianca di monitorare da vicino i velivoli extraterrestri che vanno e vengono dalla Terra. Non si tratta della trama di un libro di fantascienza ma di quanto ha affermato Paul Hellyer di fronte a un pubblico di studenti all’Università di Toronto durante un simposio sulla «Exopolitics».
In quanto ex ministro della Difesa ed ex vicepremier del Canada, Paul Hellyer tra il 1963 e il 1967 partecipava alle riunioni a porte chiuse dell’Alleanza Atlantica ed era in particolare al corrente dei segreti del Norad – il comando aereo americano-canadese che veglia su ogni movimento sui cieli del Nordamerica – ma finora non aveva mai parlato con tanta chiarezza, pur dicendosi a più riprese convinto della loro esistenza.
Senza svelare le fonti delle proprie informazioni Hellyer ha esordito affermando che «gli Ufo sono reali al pari degli aerei che volano sopra le nostre teste» e ha ammesso di essere «davvero preoccupato per le conseguenze di una guerra intergalattica che potrebbe scoppiare in qualsiasi momento». A suo avviso gli Stati Uniti vennero a conoscenza dell’esistenza degli Ufo nel 1947 allorché cadde su Roswell, in New Mexico, quello che molti testimoni descrissero come un «disco volante» prima delle smentite arrivate a pioggia dai militari di Washington.
«Il livello di segretezza relativo a quanto avvenuto a Roswell è stato sin dall’inizio senza paragoni – ha spiegato l’ex titolare alla Difesa – e la grande maggioranza degli alti funzionari e dei politici degli Stati Uniti, senza contare i puri e semplici ministri della Difesa, non vennero mai informati di nulla». Solamente i presidenti degli Stati Uniti e pochi altri sarebbero dunque dal 1947 al corrente della verità sulla provenienza dei resti raccolti a Roswell e delle successive scoperte fatte nella base del Nevada «Area 51» sulla circolazione degli Ufo sui cieli della Terra. «Una conseguenza di queste conoscenze – ha aggiunto Hellyer di fronte a una platea che lo ha osannato come un profeta – è che gli Stati Uniti stanno preparando da tempo un particolare tipo di armamenti che potrebbero essere usati contro gli alieni e che rischiano di precipitare tutti noi in una guerra intergalattica senza aver neanche il minimo sentore di quanto sta per avvenire».
Proprio a questo scenario sarebbe legata la decisione presa dal presidente americano, George W. Bush, all’inizio del 2004 di chiedere alla Nasa di costruire una «base sulla Luna» entro e non oltre il 2020. Sebbene Bush abbia affermato di volerla usare come trampolino per l’esplorazione umana del sistema solare l’ex ministro la pensa diversamente: «Questa installazione consentirà agli americani di osservare meglio il traffico di Ufo che si dirigono verso la Terra e poi tornano verso lo spazio e anche di colpirli e abbatterli se decideranno di farlo». Anche la nuova generazione di armi spaziali che il Pentagono sta sviluppando – il bilancio del 2005 ha previsto lo stanziamento dei primi fondi – sarebbe legata al possibile scenario di una guerra intergalattica.
«È giunto il momento di alzare il velo di segretezza che circonda l’esistenza degli Ufo – ha terminato l’ex ministro – e di far emergere la verità affinché la gente sia messa a conoscenza di uno dei più importanti problemi che la Terra si trova ad affrontare». A seguito del discorso di Hellyer tre organizzazioni non-governative canadesi – guidate dall’Istituto per la cooperazione nello spazio – hanno chiesto alla commissione Sicurezza nazionale del Senato di Ottawa di aprire un’inchiesta sugli Ufo, convocando a deporre sotto giuramento non solo l’ex ministro ma anche i vertici dell’intelligence, i comandanti attuali e passati del Norad e i massimi esperti scientifici e militari nazionali al fine di appurare quali informazioni possieda il Canada. Le organizzazioni non-governative chiedono anche al premier Paul Martin di dare inizio al progetto «Una decade di contatti» per accompagnare la popolazione alla conoscenza degli Ufo che ci circondano.
EDGAR CAYCE Aprile 11, 2008
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| Scritto da Cristina Bassi | |
| Thursday 10 May 2007 | |
EDGAR CAYCE:Siamo nel 1877, negli Stati Uniti, precisamente in una fattoria a Hopkinsville: qui nasceva Edgar Cayce, un uomo il cui destino sarebbe stato quello di diventare un singolarissimo veggente. La sua era un epoca in cui ogni “fenomeno insolito” veniva etichettato come spiritismo o occultismo, ma Cayce riescì ad andare oltre quelle definizioni e tendenze e dimostrare al mondo che è possibile varcare i confini del tempo e dello spazio. In questa “altra dimensione” mostrò come fosse possibile avere delle visioni ed informazioni importanti per la guarigione fisica e per la conoscenza della storia umana e spirituale.
Stando sdraiato su un divano, in uno stato di trance autoindotta, Cayce riusciva ad avere una serie di visioni grazie alle quali “diagnosticare” lo stato di salute della persona (solitamente presente). Ma non solo: “attingeva” anche ad informazioni preziose che gli consentivano di prescriverle il rimedio più indicato, questo nonostante avesse una cultura molto semplice (non era andato oltre le scuole medie) e soprattutto non avesse particolari nozioni di medicina. Egli entrava in contatto con il subconscio delle persone per le quali effettuava le letture (“readings” dall’inglese) e scavava nelle “cronache akasciche” che egli chiamò anche “il libro della memoria di Dio”. L’ Akasha per la tradizione esoterica/iniziatica ma non per la scienza, è un Grande archivio primordiale dello spazio-tempo, dove si trova la storia di tutte le anime dalla loro creazione. Per questo Cayce era in grado di dissertare su qualsiasi materia, pur non avendola studiata coscientemente.
I molti medici e specialisti consultati non avevano apportato alcuna soluzione. La diagnosi di Cayce fu che il problema era precedente l’influenza: fu causato da una particolare caduta (che i genitori confermarono) e “prescrisse” una serie accurata di trattamenti osteopatici, che si premurò di verificare e correggere adeguatamente più volte (sempre grazie alle sue “informazioni” dal mondo dello spirito) e che alla fine portarono a un risultato risolutivo.
Guarì dalla tubercolosi e da differenti emorragie molte delle persone che si erano rivolte a lui fiduciose; ridiede la vista al figlio, che l’aveva persa in un incidente e al quale i dottori volevano a tutti i costi asportare un occhio; in un’occasione prescrisse ad un certo James Andrews un estratto di una pianta chiamata clary, che nessuno aveva mai sentito nominare. Alla fine il paziente stesso scoprì che quel preparato era stato messo in commercio in Francia sessant’anni prima da un medico parigino ed era stato poi accantonato.
Ovviamente fu molto osteggiato dalla medicina ufficiale e dai medici, che spesso lo attaccarono e vollero screditare le sue doti e integrità. Ma fu proprio fra uno di loro che Cayce ebbe uno dei suoi migliori sostenitori: il medico omeopata Wesley Ketchum, che ricorse al suo aiuto un centinaio di volte, dopo che Cayce risanò una sua paziente malata di mente. Proprio Ketchum presentò all’American Society for Clinical Research, un prestigioso consesso medico, tutte le cartelle cliniche dei pazienti guariti con l’aiuto del veggente. L’Association for Research and Enlightment, USA Le letture di Cayce sono custodite in Virginia da un’associazione di suoi “seguaci”: l’Association for Research and Enlightment (A.R.E.), fondata nel 1931 con lo scopo di studiare e diffondere le letture di Cayce. Da subito l’associazione si concentrò soprattutto sulla medicina olistica, la reincarnazione, i sogni e la loro interpretazione, i fenomeni psichici, la forza del pensiero, la preghiera e la meditazione, i principi filosofici e spirituali. Nonostante la sua fede ortodossa negasse il principio della reincarnazione, Cayce ne divenne un fervido sostenitore sulla base delle informazioni ricevute durante i suoi “viaggi” fuori dalla coscienza ordinaria. Questo “guaritore in astrale” era un uomo di grande fede cristiana, un accanito lettore della Bibbia che era animato da un forte spirito idealista, ma che rifiutò di arricchirsi con queste sue facoltà, anzi lavorò sempre disinteressatamente ed incessantemente. Profezie Nelle sue letture Cayce non si occupo’ solo di medicina: fama maggiore probabilmente gli arrivò dalle sue profezie. “All’inizio del secolo questo pioniere non riconosciuto ha parlato dell’energia atomica, del pianeta Plutone non ancora scoperto (fu scoperto nel gennaio 1930 n.d.a), della televisione, delle ghiandole endocrine, del raggio laser e dell’aura”, scrive l’astrologa francese Dorothée Koechlin de Bizemont nel libro Les prophéties d’Edgar Cayce. I Grandi Laghi si sarebbero svuotati nel Golfo del Messico in connessione al fatto che si sarebbero scoperti antichi “magazzini e memorie” nel momento in cui le persone avessero raggiunto un appropriato livello di coscienza, in: Egitto, l’area di Bimini e lo Yucatan. Ci sarebbero state attività del Vesuvio o del Mt. Pelee, oppure nella costa meridionale della California e nelle aree tra il Grande Lago Salato – Great Salt Lake – e le porzioni meridionali del Nevada, così come inondazioni, terremoti, più nell’emisfero Sud che nord. Nel 1934 disse che la terra “si romperà nella parte occidentale dell’America. Ci saranno degli innalzamenti nell’Artico ed Antartico che concorreranno alle eruzioni di vulcani nelle aree torride e ci sarà lo slittamento dei poli: aree glaciali o semitropicali diventeranno più tropicali e cresceranno muschi e felci. La piu’ parte del Giappone dovrà finire nel mare. La porzione superiore dell’Europa cambierà in un batter d’occhio. Ci saranno conflitti per tutto il periodo. Osservateli in Libia ed Egitto, in Ankara e in Siria, lungo gli stretti e in quelle aree sopra l’Australia, l’Oceano Indiano e il golfo Persico”.
“Atlantide era stata già annientata due volte, – dichiarerà – la prima a causa di un’esplosione dovuta ai prodotti utilizzati per sterminare gli enormi animali che infestavano la Terra, la seconda per via di un potentissimo cristallo che concentrava l’energia solare sul continente e che un giorno ci fece saltare tutti in aria…Avevamo molti terribili cristalli che traevano energia dalle stelle. Ma quando violammo la Legge dell’Uno, cioè la fratellanza universale, ci distruggemmo…”.
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Fuoco Aprile 11, 2008
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Di primaria importanza, in condizioni di sopravvivenza, è il fuoco, quale fonte di calore, di luce, insostituibile per conservare e cucinare i cibi, per depurare l’acqua, per asciugare gli abiti, per fare segnalazioni, per tenere lontani gli animali. Accendere un fuoco può sembrare di estrema facilità. Chi è costretto a sopravvivere, però, non sempre disporrà dei moderni mezzi di accensione e sarà quindi costretto a provocare il fuoco in altri modi. Prendiamo pertanto in esame il materiale occorrente ed i metodi per l’accensione di un fuoco.
Esca
È composta principalmente da materiale asciutto, facilmente infiammabile, adatto ad innescate la combustione. Sono buone esche paglia, rami sottili, pigne, polvere di legno, nidi, felci, carta, cotone, ecc.. Se su questi materiali avremo la possibilità di versare liquido infiammabile (alcool, benzina, nafta, kerosene, ecc.) o polvere da sparo il risultato, in termini di facilità e rapidità d’accensione, sarà decisamente migliore.
Accensione
Per legna da accensione si intendono rami, tronchi, assi o tavole di limitate dimensioni che, per la loro elevata infiammabilità, favoriscano lo svilupparsi della fiamma.
Mantenimento
Il materiale di mantenimento è costituito da tronchi o rami di generose dimensioni, più adatti alla produzione di braci. Quando si necessiti di un fuoco dalla fiamma alta (per friggere cibi o far bollire dell’acqua), sarà opportuno utilizzare materiali il più possibile secchi. Se, invece, si avesse bisogno di un fuoco lento e duraturo (per arrostire della carne o scaldare il ricovero), si dovrà utilizzare come legna di mantenimento anche quella bagnata o umida. Per far sviluppare correttamente il fuoco e mantenerlo, si ponga attenzione a non soffocarlo, evitando di deporre sull’esca o sul materiale d’accensione legna troppo pesante che limiterebbe l’apporto di ossigeno necessario. Il fuoco deve essere alimentato costantemente e senza sprechi, evitando l’uso di liquidi infiammabili (se non per la sola accensione, come già detto), e tenuto sempre sotto controllo per evitare che si propaghi alla vegetazione circostante. Se si dispone di fiammiferi, cercare di economizzarne l’uso e, quando possibile, è bene allestire un riflettore di tronchi o sassi, con il duplice scopo di proteggere la fiamma dal vento e di permettere che il calore venga riflesso verso la persona con il minimo grado possibile di dispersione. E preferibile, anziché un gran fuoco, allestirne alcuni di piccole dimensioni, al fine di ottenere una migliore propagazione del calore, un risparmio del combustibile ed una maggiore facilita di controllo. Il luogo dove si intende accendere il fuoco deve essere accuratamente preparato, eliminando la sterpaglia e circondandolo con grossi sassi, quando il terreno sia secco, per evitare incontrollate accensioni, oppure, se possibile, disponendo il fuoco stesso su una roccia (o su un piano di pietre o di metallo), quando il terreno sia coperto di neve o di ghiaccio. E sconsigliabile accendere i fuochi sotto gli alberi per il pericolo di incendi improvvisi e perché, se questi sono innevati, il calore potrebbe provocare la caduta della neve con conseguente spegnimento della fiamma.
Metodi per l’accensione del fuoco
Per accendere un fuoco e bene preparare una piccola catasta con l’esca, aggiungere della legna da accensione per permettere lo sviluppo della fiamma e, solo dopo che questa si sia ben sviluppata, aggiungere la legna di mantenimento. Quando possibile, è conveniente rialzare il fuoco da terra, per mezzo di sassi, per permettere all’ossigeno di circolare meglio e facilità re così l’accensione.
Fiammiferi
Al fine di preservarli dall’umidità, vanno custoditi in contenitori stagni e possono essere impermeabilizzati con una colata di cera, con smalto per unghie o con paraffina. Se già umidi possono essere utilizzati dopo averli ripetutamente passati tra i capelli (che dovranno ovviamente essere asciutti). I fiammiferi non devono essere sprecati per altri usi.
Archetto
È il più romantico, ma anche il più complicato, metodo per accendere un fuoco, consistente nel far ruotare velocemente la punta di un ramo, secco e duro, nell’incavo ricavato in un pezzo di legno dello spessore di alcuni centimetri. Per permettere la stabilità del ramo bisogna effettuare una pressione, superiormente, con una pietra conca va (o una conchiglia) mentre con l’archetto vero e proprio (un ramo flessibile ai cui estremi si lega una funicella) si impone al ramo appuntito una velocissima rotazione. L’attrito, così procurato, da luogo ad un pulviscolo incandescente che, radendo sull’esca precedentemente disposta, ne provoca l’accensione. E un metodo, questo, che ha bisogno di tanta volontà e pazienza e i cui risultati sono fortunosi, specie nelle stagioni umide. Per accendere ,l fuoco con il Sistema dell?archetto sì deve far ruotare velocemente la punta dì un ramo secco e duro nell?incavo in un pezzo dì legno di un certo spessore Per mantenere stabile il ramo sì effettua superiormente una pressione con una piccola pietra concava mentre con l’archetto t, impone al ramo stesso una velocissima rotazione.
Sfregamento
Si utilizza un ramo secco con la punta sollevata da terra, mediante uno spessore, sotto la quale viene posta l’esca. Tenendo fermo il ramo con un piede si aziona velocemente un cordino di canapa (o striscia di cuoio o cavetto) che sfregando contro la parte inferiore del ramo provoca la formazione di pulviscolo incandescente che incendia l’esca. Inadatti sono funi o cordini di nylon che, per effetto del calore prodotto, si fonderebbero.
Quarzo
Nel caso fosse possibile reperire un cristallo di quarzo, si può fissarlo a due rami mediante un cordino e dopo aver preparato l’esca, si deve battere, per esempio con il pugnale, contro il quarzo, dal quale si staccheranno le scintille che provocheranno la combustione dell’esca stessa. In alternativa si possono usare pirite di ferro, pietra focaia o pietre dure. Questo metodo ha bisogno di esca asciutta e di molta, molta fortuna.
Accumulatori di corrente
Se chi è costretto a sopravvivere deve il suo stato ad un incidente aereo, o comunque, ad un veicolo semovente, e dispone quindi di un accumulatore, potrà, con i due poli della batteria, creare un arco voltaico le cui scintille, facilmente, provocheranno la combustione del l’esca.
Polvere da sparo e simili
Il disporre di munizioni o razzi da segnalazione, semplificherà le operazioni. Infatti, disponendo di munizioni, si potrà asportare la pallottola (o i pallini), spargere un po? della carica sull’esca, mentre il resto si lascia nella cartuccia bloccandolo con un pezzo di carta (o paglia o altro), introdurre la cartuccia nel l’arma e fare fuoco sull’esca impregnata di polvere da sparo, da una distanza di 5 10 cm, provocandone così la combustione. Se, invece, si ha a disposizione una pistola da segnalazione, si estrae l’artifizio dalla cartuccia e, dopo aver estratto anche la borra e aver depositato il tutto sull’esca, si libera lo stoppino e vi sì spara contro con la pistola (nella quale si è provveduto ad inserire la cartuccia) ottenendo così una fiamma assai viva.
Lenti
In una bella giornata di sole, con una lente d’ingrandimento o con un pezzo di vetro di opportuna forma (tipo il fondo di una bottiglia), si possono concentrare i raggi solari verso l’esca provocandone, dopo alcuni secondi, la combustione.
Tipi di Fuochi
Ci sono fuochi che scaldano e fuochi che illuminano. Si ha bisogno di tutti e due i tipi: il calore del fuoco della cucina per nutrirsi e la luce viva del fuoco da campo per la sera. Fare un fuoco più adatto a scaldare o uno più adatto a illuminare dipende dal tipo di legna che si usa e dalla forma del focolare.
Per cucinare occorrono due tipi di fuochi: uno rapido e ardente per far bollire l’acqua, l’altro che bruci lentamente e senza fumo, mantenendo un calore costante, per cucinare le vivande.
Scegli bene la legna adatta:
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I legni duri ( quercia, frassino, olmo, faggio, ecc. ) hanno un grande potere calorifico e combustione lenta. Buoni per la cucina e per il riscaldamento.
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I legni teneri ( pioppo, tiglio, acero, platano, ecc. ) hanno un potere calorifico medio e combustione rapida. Buoni per il fuoco da campo e per la legna di accensione.
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I legni resinosi ( pino, abete, larice, ecc.) hanno un potere calorifico medio e combustione molto rapida. Buoni per il fuoco da campo e per la legna di accensione.
Fuoco a piramide
Si accende con ogni tempo, fornisce calore e luce, però disperde calore e consuma legna. Riscalda in maniera irregolare. Va alimentato costantemente. È adatto per il fuoco da campo. È la base per l’accensione di ogni fuoco.
Fuoco a trincea
Ha un ottimo tiraggio e può essere alimentato regolarmente con rami lunghi. È stabile per mettervi pentole grosse e consente anche di metterne due o più, una accanto all’altra. Va orientarlo esattamente secondo il vento perché diventa poco efficace se il vento cambia direzione. Inoltre richiede un terreno sufficientemente compatto, altrimenti, se la trincea È poco solida, non sostiene bene la pentola.
Fuoco a croce
È una variante del fuoco in trincea, puoi utilizzarlo se il vento cambia frequentemente direzione. Consuma legna e non è facile né da regolare, né da alimentare, né per disporvi sopra le pentole.
Fuoco polinesiano
È un fuoco tipico dei popoli della Polinesia. Si fa un buco nel terreno e si ricopre sul fondo e sui lati con pietre piatte. In caso di pioggia, si può copre con uno strato di terra. Il fuoco polinesiano riscalda bene, mantiene il calore, non risente assolutamente del vento ma è poco pratico da alimentare.
Fuoco del boscaiolo
Si accende facilmente e dà molta luce. Brucia bene e con ogni tempo. È ottimo per il fuoco da campo e per riscaldare. Richiede una preparazione accurata, ha bisogno di molta legna e deve essere alimentato costantemente.
Fuoco a riflettore
Alcune pietre servono a formare il focolare e a sorreggere le barre di ferro, mentre alcuni tronchetti, disposti l’uno sopra l’altro, fanno da riflettore per il calore. È adatto per la cucina individuale e per scaldarsi.
Fuoco in scarpata
Unisce i vantaggi del fuoco a riflettore a quello sopraelevato.
Fuoco del pastore
È facile da costruire e cuoce rapidamente perché mantiene abbastanza il calore. Bisogna fare attenzione al tipo di pietra utilizzata perché alcune pietre, con il calore, possono spaccarsi e lanciare schegge.
Fuoco alla “trapper”
Ha un buon tiraggio, ma risente molto dei cambiamenti del vento. È adatto per la cucina individuale. Si scava una trincea larga 30 cm e lunga 50, orientata in modo che il vento vi soffi dentro.
Fuoco a capanna
Consente di sfruttare il vento ed è possibile accenderlo anche in condizioni meteorologiche avverse.
Fuoco al calore di pietra

Serve per cucinare con più pentole contemporaneamente.
Fuoco del pioniere

È orientabile secondo il vento. È pulito e rapido, però produce fumo, perchè i due tronchetti laterali devono essere di legno verde, per evitare che brucino troppo velocemente.
Acqua Aprile 11, 2008
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Ai fini della sopravvivenza, l’acqua è un elemento estremamente importante, considerando che il 60% circa del peso di un individuo è composto d’acqua. Quanto più sale la temperatura esterna e cresce l’impegno fisico, tanto più il corpo ha bisogno d’acqua.
In mancanza di cibo, a condizione però di disporre di acqua a sufficienza, è possibile vivere e muoversi per tempi relativamente lunghi. La mancanza di acqua, al contrario, provoca una serie di disturbi di crescente entità:
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Una perdita di acqua corrispondente al 5% del peso corporeo provoca nausea e sonnolenza.
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Una perdita del 10% infligge al corpo umano un grave deterioramento delle condizioni psico-fisiche, con vertigini, difficoltà di parola e grande spossatezza.
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Una perdita del 25% provoca sicura morte alle basse temperature, mentre per giungere alla morte in climi temperati se ne deve perdere il 20% ed in presenza di clima torrido è sufficiente perderne il 15%.
Assodato il principio che senz’acqua e impossibile vivere, si tenga presente che quando si hanno a disposizione piccole quantità d’acqua bisogna consumarle con grande parsimonia e mai in un’unica soluzione.
E’ preferibile, infatti, berne poca e spesso, piuttosto che assumerne in quantità eccessiva ed unica, per consentire all’organismo migliori possibilità di assorbimento e per reintegrare quantità ottimali di liquidi.
Va evitato, inoltre, di bere acqua molto fredda, specie in climi torridi, o, almeno, è bene usare l’accuratezza di trattenerla in bocca per consentirne un leggero innalzamento della temperatura prima di deglutire.
Come conservare i liquidi
Per ridurre al minimo la perdita di liquidi, bisogna prendere le seguenti precauzioni:
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Evitate gli sforzi. Restate fermi e riposate.
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Non fumate.
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Restate al fresco, all’ombra. Se non c’è ombra, procuratevela costruendovi un riparo.
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Non stendetevi su una superficie troppo calda.
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Mangiate il meno possibile. Se non avete l’acqua, l’organismo utilizzerà i propri liquidi per la digestione, aggravando la disidratazione. I grassi sono i più difficili da digerire e richiedono molta acqua per la loro scomposizione.
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Non bevete mai alcolici. Anche l’alcol richiede molti liquidi degli organi vitali per la sua scomposizione.
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Non parlate troppo; respirate con il naso, non con la bocca.
Come trovare l’acqua
Il primo posto è nei fondovalle, dove si raccoglie di norma l’acqua. Se non ci sono corsi o stagni visibili, provate a scavare dove la vegetazione è più verde. Può esserci acqua subito sotto la superficie, e potrà riempire la buca. Scavate anche nelle gole e nei letti asciutti dei torrenti; può darsi che scopriate una sorgente, soprattutto nei tratti ghiaiosi. In montagna cercate l’acqua negli anfratti delle rocce.
Lungo le coste, scavate al di sopra del livello dell’alta marea, soprattutto dove ci sono dune di sabbia: ci sono buone probabilità di trovare uno strato di cinque centimetri d’acqua dolce che filtra e che galleggia sopra l’acqua salata, che è più pesante. Potrà essere salmastra, ma pur sempre bevibile. E, dove la costa è rocciosa, cercate i punti più coperti di vegetazione, anche di felci e muschio e, probabilmente, in una fessura della roccia troverete acqua raccolta oppure una sorgente.
Se non trovate acqua dolce, è possibile di stilare l’acqua di mare. (vedi più avanti)
ATTENZIONE
Diffidate di tutti gli stagni senza vegetazione o con ossa di animali intorno. Probabilmente l’acqua sarà inquinata da sostanze chimiche presenti nel terreno. Controllate la sponda alla ricerca di tracce di minerali alcalini. fate sempre bollire l’acqua stagnante. Non bevete mai né l’urina né l’acqua di mare. Mai! Però, se le distillate, potete ottenere acqua potabile, e l’acqua di mare, per di più, vi darà il sale.
Una sufficiente depurazione dell’acqua potrà essere ottenuta:
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Con l’ebollizione per alcuni minuti.
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Con pasticche potabilizzanti.
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Con tintura di iodio (3-10 gocce per litro).
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Con pochi grani per litro di permanganato di potassio.
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Per filtrazione attraverso un panno pieno di sabbia.
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Per decantazione quando l’acqua e torbida.
L’acqua piovana è, praticamente, distillata ed è quindi una fonte ottimale di approvvigionamento. E’ quindi opportuno, ogni volta che se ne presenti l’occasione, cercare di raccoglierne il più possibile, con ogni mezzo. Se si dispone di recipienti impermeabili il compito è, ovviamente, facilitato, ma anche indumenti di cotone o di lana possono ben servire allo scopo se esposti alla pioggia e periodicamente strizzati in un recipiente.
In caso di sopravvivenza su un battello di salvataggio si può bere la pioggia che si deposita sul fondo (precedentemente svuotato dell’acqua marina) oppure, con una spugna o con un indumento di cotone, si può raccogliere l’umidità che si deposita sui galleggianti durante la notte.
Nei climi in cui di giorno fa molto caldo di notte fa freddo, si può prevedere la formazione di una densa rugiada. Quando questa si condensa su superfici lisce, potete raccoglierla con una spugna o con del tessuto.
Altro sistema per accogliere la rugiada è legarsi della stoffa pulita attorno alle gambe e alle caviglie, camminare nella vegetazione bagnata, e poi strizzare o succhiare la stoffa umida.
Neve e ghiaccio si possono bere se si dispone di combustibile per scioglierli e, in questo caso, è sempre preferibile sciogliere del ghiaccio perché, a parità di combustibile, si ricava più acqua. Gli strati inferiori di neve sono più granulosi di quelli superficiali e danno più acqua.
Il ghiaccio marino è salato – non serve per bere – finché non è invecchiato. Più giovani più salato. Il ghiaccio nuovo ha forme ruvide e colore bianco lattiginoso. Quello vecchio è azzurrognolo e ha spigoli arrotondati dalle intemperie. Dal ghiaccio azzurro si può tenere buona acqua, più oscuro il liscio meglio è. Attenti, però, al ghiaccio vecchio rimasto esposto alla spuma salina.
L’acqua dei fiumi è sicuramente potabile e di ottima qualità dove non sono visibili tracce di inquinamento. In prossimità delle sorgenti, ma anche nelle pianure solcate dai fiumi, è possibile trovare acqua potabile con scavi di piccola entità da effettuare, qualora si avessero dei dubbi sulla potabilità, all’esterno delle anse formate dal corso d’acqua. Anche dai torrenti e rigagnoli asciutti è possibile ottenere acqua, con piccoli scavi effettuati sempre all’esterno delle anse e nei punti più bassi. L’acqua va comunque (quando la prudenza lo consigli ed i mezzi a disposizione lo consentano) bollita a lungo prima di essere bevuta. In zone tropicali, dove è assai probabile che l’acqua di un fiume contenga germi e batteri di malattie molto pericolose come dissenteria, colera, tifo ed infezioni parassitarie, deve sempre essere bollita a lungo.
Va infine considerato che lo scorrimento stesso dell’acqua, specie in corsi impetuosi, contribuisce, seppur in minima parte, al purificarsi di questo prezioso liquido.
Nei pressi della costa: in situazione di sopravvivenza è sempre utile e conveniente prendere esempio dal comportamento animale. L’elefante, ad esempio, indica un interessante metodo per ricavare acqua dalla sabbia, in vicinanza della riva. A circa un metro e mezzo dalla battigia, l’astuto mammifero scava una buca di poche decine di centimetri di profondità che, dopo alcuni minuti, è piena di acqua potabile, risultato della filtrazione compiuta dalla sabbia. Si tenga inoltre presente che l’acqua piovana defluisce verso il mare mescolandosi ad esso ed è quindi possibile, cercando una depressione ad un centinaio di metri dal bagnasciuga e scavandovi una buca, ottenere acqua potabile in abbondanza.
Laghi e stagni: il metodo migliore per purificare le acque dei laghi di dubbia potabilità, acque stagnanti e acque fangose, è quello di filtrarle più volte con la sabbia, contribuendo così anche ad eliminare il sapore salmastro delle acque di stagni adiacenti al mare. Anche in questo caso il massimo grado di sicurezza è ottenibile attraverso l’ebollizione.
Boschi: nei boschi, nei quali sono presenti vaste aree umide, è decisamente facile procurarsi, con l’ausilio di distillatori, acqua potabile. Dove sono presenti il salice ed il sambuco, inoltre, basterà effettuare piccoli scavi per ottenere l’acqua.
Distillatore: è cosa nota che l’evaporazione venga favoriva dal calore del sole. Questo principio può essere convenientemente sfruttato realizzando un “distillatore” (figura a lato). Si scava una buca con profondità e diametro di circa un metro sulla quale si stende un telo impermeabile. Disposto al centro della buca un recipiente (una lattina, un bicchiere, ecc.), si fissano i bordi del telo con delle pietre e gli si fa assumere una forma concava ponendo al centro un piccolo sasso in corrispondenza del contenitore. In questo modo l’aria imprigionata sotto il telo si satura rapidamente e gocce di vapore condensato si raccolgono sulla parte convessa del telo dal quale cadono poi nel recipiente. E’ così possibile raccogliere circa un litro d’acqua ogni 24 ore. Volendo, si può agevolare la condensazione ricoprendo il fondo della buca con foglie e rami verdi o bagnandolo con acqua non potabile.
Con questo metodo non è raro catturare anche rettili e piccoli animali che, attratti dall’acqua, si introducono nella buca, non riuscendo poi a risalirla. Il distillatore può essere utilizzato, sia pure con capacità produttiva dimezzata, anche di notte, poiché il terreno continua ad avere una temperatura relativamente elevava, mentre il telo si raffredda rapidamente.
Acqua dalle piante: le piante sono formate, per buona parte, di acqua, ed il loro succo, purché non presenti un aspetto lattiginoso o schiumoso, è generalmente potabile. Alcune piante, come la vite, possono fornire acqua intaccandole nella parte alta ed effettuando una seconda incisione vicino al terreno: poco dopo l’acqua comincerà a gocciolare. Quando non si abbia il tempo o il modo di purificare acqua di dubbia potabilità si può agevolmente ricorrere alle piante acquifere, che consentono di ricavare discrete quantità di liquido. L’acqua può inoltre essere sostituita da frutti ricchi di succo come l’uva, le pesche, le arance, ecc..
Nelle zone tropicali le possibilità di ricavare acqua dalle piante sono estremamente più elevate e per i viticci si potrà fare uso degli avessi procedimenti sopra esposti, facendo sempre attenzione che il succo non sia lattiginoso. Le canne di bambù contengono spesso acqua: se agitandole si provoca uno sciacquio sarà sufficiente intaccare lo stelo all’altezza dì ogni nodo per raccogliere il liquido.
Nelle zone desertiche sono le piante grasse in generale, ed i cactus in particolare, ad offrire discrete quantità d’acqua. In qualunque clima, infine, è bene tenere conto del comportamento degli uccelli e delle tracce degli animali che, frequentemente, conducono all’acqua.
Regole di base per la sopravvivenza Aprile 11, 2008
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La sopravvivenza é il sapersi adattare ad ogni luogo e in qualsiasi situazione: il saper vivere senza comodità e con delle difficoltà da superare. L’avventura é la “sopravvivenza volontaria”: un’impresa più o meno pericolosa che attrae con il fascino del rischio che comporta. E’ avventura anche una gita in montagna, ma servirà una maggiore conoscenza delle tecniche se decidiamo di non portare la tenda o di non portare i panini e mangiare erbe, radici o piccoli animali.
Cinque norme per la sopravvivenza
(IN ORDINE DI IMPORTANZA)
1. Volontà
2. Riparo – Fuoco
3. Segnalazione
4. Acqua
5. Cibo
“Le doti necessarie per sopravvivere sono innumerevoli: esse variano dalla capacità di adattamento alla rapidità e sicurezza nella decisione; dall’ostinazione all’autocontrollo; dall’efficienza fisica e psichica all’insaziabile desiderio di continuare a vivere comunque nonostante una situazione di disagio; dall’allenamento ad una vita disagevole alla accettazione di situazioni difficili; dall’abilità manuale nel procurarsi il cibo o costruire un riparo allo spirito di adattamento nell’alimentazione. Tutto questo é importante, ma una sola é la dote indispensabile per sopravvivere: la volontà.” (Palkiewicz).
I quattro mai
1. Mai rinunciare alla lotta.
2. Mai disperare.
3. Mai pensare di aver fatto tutto il possibile.
4. Mai arrendersi, tentare ancora.
Regole base per la sopravvivenza
1. Mai svolgere attività turistico – sportiva da soli (scalate, sci, pesca, campeggio, escursione a piedi, ecc.).
2. Vestirsi in modo appropriato alle condizioni che si devono affrontare.
3. Portare almeno un equipaggiamento base: coltello, fiammiferi e fischietto.
4. Riconoscere i propri limiti fisici e le capacità tecniche nell?affrontare certe imprese.
5. Conoscere, almeno a grandi linee, la zona dove si è diretti.
6. Portare carta e bussola e saperli usare.
7. Comportarsi con prudenza valutando i rischi.
8. Lasciare una specie di programma circa il proprio spostamento.
9. Rafforzare la volontà, aver fiducia in se stessi, non mollare mai.
Testi di Jacek E. Palkiewicz – Scuola di Sopravvivenza – Ed Mursia. informazioni sull’edizione
www.avventurosamente.it
December 21 2012 THE END Aprile 11, 2008
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2012 tra scienza e profezie Aprile 11, 2008
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Tutto il visibile e l’invisibile vibra in una determinata frequenza perché è energia. Quando lo stato vibrazionale è lento l’energia ci appare densa e tende a solidificarsi. Tuttavia, se osserviamo un solido al microscopia possiamo osservare che esso vibra sempre di energia; esso non esisterebbe se non vibrasse. Un aumento della velocità di vibrazione corrisponde a una diminuzione della densità dell’energia, come nel caso del ghiaccio che diventa acqua e l’acqua diventa vapore non visibile. Il calore ha determinato un aumento della velocità vibrazionale e il ghiaccio si è liquefatto; l’ulteriore elevazione del calore, e quindi della velocità vibrazionale, ha reso l’acqua ancor meno solida trasformandola in vapore.
Questo principio vale per ogni sostanza solida. Ad esempio, anche il metallo si scioglie nel momento in cui viene sottoposto ad alte temperature a causa del cambiamento del suo stato vibrazionale. Un aumento dello stato vibrazionale corrisponde a un aumento della temperatura. Anche la Terra sta modificando le sue vibrazioni al rialzo, come è dimostrato dall’innalzamento della temperatura. Gli scienziati hanno identificato questo fenomeno già nel 1991.
Oggi il clima della Terra è fortemente alterato e ciò viene attribuito al “surriscaldamento globale”. Molte correnti scientifiche vogliono, a tutti i costi, far credere all’opinione pubblica che il fenomeno sia causato dall’inquinamento industriale. Gli agenti inquinanti non fanno bene all’ecosistema, ma non sono certo essi la vera causa dell’innalzamento delle temperature. La vera causa del rialzo delle temperature globali è dovuta dall’aumento della frequenza vibrazionale del campo energetico planetario che sta aumentando in maniera esponenziale.
Si tratta della frequenza sonora della Terra che sta aumentando con molta velocità. Essa è la frequenza sonora di base conosciuta con il nome di Risonanza di cavità Schumann, che fu identificata già nel 1899. Dal momento della sua scoperta al 1940 questa frequenza è rimasta inalterata a circa 7,8 hertz o 7 cicli al secondo. L’inizio del suo innalzamento è avvenuto nel 1986-87 e all’inizio del 1996 aveva raggiunto gli 8,6 hertz. Attualmente, secondo recenti stime, il valore della risonanza di cavità Schumann avrebbe già superato i 10 hertz e continuerebbe ad aumentare ulteriormente.
Ma non finisce qui ! L’aumento della risonanza di cavità Schumann è “accompagnato” da un altro fenomeno: la diminuzione del campo magnetico terrestre. Il nostro pianeta è un enorme magnete avente una moltitudine di livelli che ruotano per formare un campo magnetico. L’intensità della densità del campo magnetica è proporzionale alla velocità di rotazione del pianeta. Tanto tempo fa, all’incirca duemila anni fa, l’intensità del campo magnetico terrestre raggiunse il massimo della sua intensità, ma da allora questa intensità è sempre diminuita, man mano che la Terra diminuiva la sua velocità di rotazione. Attualmente il campo magnetico terrestre ha raggiunto una flessione pari al 50 per cento se comparato a quello di 1.500 anni fa. Questo fenomeno, che è destinato ad andare avanti, rientra in un meccanismo del tutto naturale. Per rendere l’idea, un po’ come il meccanismo che regola le stagioni, ma assai più complicato e potente.
Secondo il geologo Gregg Braden , tanto tempo fa i Maya ritenevano che il culmine dellatrasformazione poteva essere raggiunto nel 2012, quando la risonanza magnetica potrebbe toccare i 13 cicli al secondo e il suo campo magnetico potrebbe addirittura assestarsi attorno allo zero. Secondo Gregg Braden, il Punto Zero sarà associato alla quasi totale diminuzione del campo magnetico.
Con questi parametri così bassi la Terra cesserà di ruotare. Nonostante ciò, la gravità del pianeta non sparirà in quanto essa è governata da altre leggi, non dalla sua rotazione. Non sarà la prima volta che accadrà una simile trasformazione visto che una cosa simile pare si sia palesata per ben 14 volte negli ultimi 4,5 milioni di anni. L’ultima volta che il fenomeno è
esordito risale tra gli 11mila e 13mila anni fa, un’era che molti esperti associano con la fine di Atlantide e l’inizio della ricostruzione dopo il grande cataclisma avvenuto il 10500 a.C.
Esiste un Grande Ciclo di 26mila anni che governa questo processo di trasformazione e tredicimila anni fa ci trovavamo nel mezzo di esso. Ora, questo Grande Ciclo è in dirittura d’arrivo e questo comporterà enormi mutamenti. Gregg Braden non scarta certo la possibilità che il nostro pianeta possa smettere di roteare. Inoltre, da analisi del ghiaccio in
Groenlandia e nelle aree polari emerge che probabilmente l’asse terrestre si sia spostato di recente, circa 3.500-3.600 anni fa. Tutte le volte che l’intensità del campo magnetico del nostro pianeta è diminuita, fenomeno che oggi possiamo sperimentare in prima persona, è corrisposto uno spostamento
dei poli, ovvero l’inversione del nord e sud magnetico. Gregg Braden sostiene che per alcuni giorni la Terra smetterà di ruotare e poi inizierà a farlo in senso opposto. Se il pianeta smetterà temporaneamente di ruotare avrà una metà illuminata e l’altra metà al buio, E questo fenomeno è
descritto migliaia di anni fa dagli antichi. Questo processo lo si può osservare in una barra di ferro quando il flusso di elettricità che la attraversa viene invertito, si ha l’inversione dei poli. Quando la Terra inizierà a ruotare in senso opposto muterà direzione il suo flusso elettrico, e quindi si invertiranno i poli.
Anche il servizio geologico degli Stati Uniti conferma queste tesi. L’ente di stato sostiene che ogni 500mila anni il campo magnetico terrestre raggiunge lo zero per poi riformarsi lentamente. Colleghi di Brian Desborough affermano che il campo magnetico della Terra abbia già toccato lo zero e che si sia elevata la conversione dell’idrogeno in elio.
Gli antichi sapevano molto bene di queste svolte energetiche che causavano epocali cambiamenti strutturali e geofisici della Terra. I calendari dei Maya (che risalgono a circa 18mila anni fa), degli egizi (che risalgono a circa 39mila anni fa), dei tibetani, dei cinesi e di altre civiltà portano nel periodo che corrisponde a quello nostro; quello che sta per terminare. In particolare, i Maya parlavano di un tempo di transizione, ovvero del periodo di “Assenza di tempo”, in cui il vecchio tempo veniva sostituito dal nuovo tempo. Secondo i Maya, il tutto iniziava nel luglio del 1982 e avrebbe condotto al cambiamento nel 21 dicembre 2012. Infatti, neanche a farlo apposta, attorno agli anni ottanta si inizia a sentire sempre con maggiore intensità di mutamenti del clima, del surriscaldamento della Terra e via dicendo.



